La differenza tra competenza e competizione

Riccardo Scandellari
2 min readJun 25, 2020

Vedo alcuni colleghi criticare e giudicare il lavoro degli altri, non menzionandoli direttamente. Queste invettive non hanno alcun effetto sugli interessati; al contrario, hanno l’effetto di indebolire gli autori di queste discutibili uscite. I responsabili di queste mancate (mancando il destinatario) diffamazioni mostrano il lato debole della loro professionalità, che chi leggerà percepirà chiaramente. Anche se apparentemente arriverà l’apprezzamento, visibile attraverso i commenti e like del loro seguito, non significa che questi accordino all’interessato fiducia e sostegno. L’unico risultato che otterranno nel medio periodo sarà riuscire ad aggregare altri colleghi altrettanto deboli, che al momento opportuno restituiranno la stessa frustrazione. Un vortice da cui uscire con forza per non rimanere incastrati.

“Lascia andare le persone che condividono solo lamentele, problemi, storie disastrose, paura e giudizio sugli altri. Se qualcuno cerca un cestino per buttare la sua immondizia, fa sì che non sia la tua mente” ⎯ Dalai Lama

Il termine “competenza” deriva dal verbo latino competere e si nutre, oltre che della nostra cultura e della nostra capacità, anche delle caratteristiche e dei comportamenti delle persone che ci affiancano nel lavoro. La nostra competenza rispecchia il nostro agire responsabile e socialmente riconosciuto. La nostra prestazione tecnica deve essere accompagnata da valori etici corretti nei confronti di colleghi, clienti e del settore professionale al quale apparteniamo.

Lo sforzo da fare, nella nostra vita lavorativa, sarà di evitare o di interrompere i rapporti con le persone tossiche che non siano in linea con il nostro modo di intendere la vita professionale. Dobbiamo avere la forza di liberarcene anche a costo di perdere inizialmente opportunità. Questa nostra scelta si rivelerà in futuro molto più vantaggiosa che se avessimo continuato a relazionarci con questi ostacoli etici e dalla condotta scorretta.

Secondo Philip Kotler, “l’unico vantaggio competitivo sostenibile consiste nella capacità di apprendere e di cambiare più rapidamente rispetto al mercato”, non certo nel prevaricare gli altri e nel crearsi un seguito che predilige l’opportunità e il conflitto alla valorizzazione delle capacità altrui.

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Riccardo Scandellari

Divulgatore, formatore, consulente in ambito Branding e Comunicazione. Autore di www.skande.com blog di marketing e comunicazione tra i più seguiti in Italia